Party Addict Podcast 022: Dj Soch

Marco Socci, aka Dj Soch, resident delle serate targate Gate 123 e del Serendipity Club. Si avvicina al mondo del djing nella metà degi anni 80, mixando funk, rap, hip house ed house in tutte le sue forme: dalla deep alla acid, dalle sonorità Chicago sino a quelle Detroit.

Realizza produzioni e remix per Deep Touch Records, Time Has Changed, Love Unlimited Vibes, Minnesanger e Mind Your Hate, la sua prima etichetta.

Nel 2014 Dj Soch crea la Black Angus Records, una nuova etichetta che riflette la sua formazione house e techno, con influenze disco ed elettroniche.

I suoi DJ set riflettono la sua anima, gli piace vederli come un viaggio dal tramonto all’alba, un temporale estivo con tuoni, fulmini e, improvvisamente, di nuovo il sole.

Ciao DJ Soch, benvenuto su Party Addict. Ti sei avvicinato al mondo del djing nella metà degi anni 80, dove è nata questa tua passione?

Fin da piccolissimo ero attratto dalla musica in particolar modo dalle percussioni, suonavo sui fustini di dixan di mia madre alle pentole della cucina, un giorno andai a prendere con lei mia sorella più piccola da una sua amica e c’era suo fratello maggiore che aveva la consolle a casa da lì decisi che potevo diventare un dj, nel 1986 avevo la mia prima console a casa fatta da un piatto Pioneer di mio padre senza pichcontrol, un altro  con la regolamentazione dei giri, un Dual e un mixerino 2 canali, il tutto comprato con i soldi ricavati dalla vendita del mio amato commodore 64.

Sei resident del Serendipity Club di Foligno, hai condiviso la consolle con tanti grandi artisti, chi ti ha impressionato di pìù?

Ne sono passati tanti, posso dirti che l’ultimo artista serio che ho sentito è stata Tama Sumo grande selezione nulla di banale gran bella atmosfera, ha suonato senza cercare di far “alzare le mani a nessuno”. Anche Boo Willians ha suonato in rec room per un party speciale a carnevale ed è stata una piacevole sorpresa.

Ricordi il tuo primo party? Raccontaci qualche aneddoto.

I primi party si organizzavano nei garage degli amici. Montavamo delle consolle da tre o quattro giradischi, mi ricordo che ci esibivamo in scratch e cutting nel bel mezzo delle serate !! Si facevano le cose perchè ci credevamo e ci piacevano veramente, per noi era uno stile di vita house music “is our life“.

Nel 2014 nasce Black Angus Records, come mai la scelta di creare una tua etichetta?

La mia Prima label è stata la “Mind Your Hate” prima in vinile, poi per mancanza di fondi visto che in quegli anni le vendite del vinile erano calate a picco, in digitale.

Passato qualche anno  riassestando un po’ le mie finanze  ho deciso di creare la Black Angus Records, solo in vinile, dove posso produrre ciò in cui credo e che mi piace ! Le produzioni sono la mia anima un misto tra vecchia e nuova scuola, ciò che mi ha contaminato e che mi contamina. Ho poco tempo a disposizione per produrre quindi quello che faccio lo voglio vedere realizzato. Ho molti progetti per la label speriamo di portarli al termine.

Infine, stai lavorando su nuove produzioni? Progetti per il futuro? Dacci qualche anticipazione.

Sì, per ora è in fase di ultimazione su “Black Angus Records” il volume 4 di “Kick, Tom & Hi-hat“ con remix dei Minimono che uscirà entro fine anno, mentre a fine ottobre esce un ep su “Wound Muisc” con remix dei bassa clan ed un altro a novembre sulla “Puas Puas” con il remix di Simoncino. sono due label romane gestite da gente che ha passione.

In più sto lavorando su diversi progetti in studio tra i quali uno con Nicholas che abbiamo iniziato l’anno scorso ma il tempo per incontrarsi è sempre di meno.

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Massimo Lo Bianco

Massimo Lo Bianco

Chief a Party Addict
Giro per il mondo zaino in spalla, fotografando sorrisi, ballando a ritmo di musica.

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